Camera Civile Palermo: dalla crisi dell’associazionismo alle nuove sfide

Qui di seguito pubblichiamo la relazione annuale relativa all’attività svolta per l’anno 2013.

Introduzione: la crisi dell’associazionismo

Nell’illustrare l’attività sociale della Camera Civile di Palermo, per l’anno 2013, non possiamo prescindere dall’effettuare alcune preliminari valutazioni circa il fenomeno del generale rallentamento della partecipazione alle diverse forme associative e, pertanto, una profonda crisi delle stesse, registratosi, in particolar modo, nell’odierno contesto nazionale, ma anche, più in generale, nella cultura politico/giuridica, per così dire, occidentale.
Con il termine associazionismo intendiamo riferirci al fenomeno della formazione di gruppi più o meno omogenei e funzionali alla coltivazione di interessi comuni ai rispettivi componenti che, nella sua forma di struttura regolamentata, cresce e si sviluppa in America nell’Ottocento: dove i cittadini impostano la loro nuova vita in libertà e democrazia, dando vita ad un nuovo modello di Società.
Alexis de Tocqueville, nell’analisi della democrazia rappresentativa repubblicana, e dei motivi per i quali essa aveva potuto attecchire tanto bene negli Stati Uniti mentre era fallita in numerosi altri paesi (De la démocratie en Amérique), ebbe a dire “Non vi è nulla che la volontà umana non creda di poter ottenere grazie alla libera azione del potere collettivo degli individui”.

Prima seduta dell'Assemblea Costituente, 25 giugno 1946

Prima seduta dell’Assemblea Costituente – Questa è una fotografia scattata in Italia ed è ora nel pubblico dominio poiché il copyright è scaduto.

I nostri stessi Padri Costituenti hanno riconosciuto il valore della formazione associative (art. 18 Cost.), comprendendone il ruolo e la fondamentale portata democratica quali spazi di sviluppo della personalità umana, promuovendo, quindi, la libertà di aggregazione in molteplici ed affatto tipizzate forme.
Coloro che decidono di aderire a un’associazione, sono spinti non solo dall’esigenza di unirsi ad altri soggetti di comuni passioni e conformi inclinazioni, dal desiderio di formare la propria personalità per la conduzione della propria vita civica quotidiana, ma anche dalla convinzione che la forma associativa potrà raggiungere quegli scopi preclusi al singolo individuo.
Oggi l’associazionismo, quella struttura cosi libera ed aggregante che ha svolto nel tempo una funzione insostituibile nella Società, è entrato in crisi.
Non è in discussione l’utilità dell’associazionismo.
E pur tuttavia credo sia necessario tornare ad interrogarsi circa la validità universale dell’approccio associativo ai problemi sociali.
Siamo dei consapevoli spettatori di una crisi che, a partire dall’entità economica, sta colpendo soprattutto i Paesi occidentali industrializzati.
Vi sarà sicuramente tempo per ragionare circa le motivazioni di tale congiuntura, che, tuttavia, non possiamo relegare a soli fattori di matrice economica.
Mi chiedo, infatti, se prima dell’aspetto economico, le cause di tale crisi siano da ricercare nei turbamenti dell’identità e dei valori dei singoli individui e della società in generale.
Lo scoppio della bolla immobiliare e speculativa, i casi Enron, Lehman Brothers, Parmalat, giusto per citare quelli che hanno avuto il maggiore impatto mass-mediatico, e più in generale l’odierna crisi finanziaria, sono certamente stati generati dalla crisi dei valori dell’individuo, dal profondo cambiamento delle dinamiche nei rapporti sociali, dal mutamento della funzione dell’impresa che sempre di più si è dovuta adeguare a contesti socio economici globali.
Inoltre, un generale ripensamento della composizione, del ruolo e della funzione della famiglia; l’insorgere di nuove forme di comunicazione e partecipazione; l’avvento delle nuove tecnologie come parte integrante del tessuto relazionale; la necessità di maggiore trasparenza nell’attività della Pubblica Amministrazione; la funzione globale riconosciuta ai “dati” come strumento di divulgazione della conoscenza (dalla c.d. direttiva Obama del 2009 in tema di Open Data, al caso WikiLeaks); l’intreccio di tutti questi elementi hanno inevitabilmente radicalmente mutato la compagine sociale.
In questo contesto, l’inadeguatezza del tessuto politico, specchio delle incertezze e delle difficoltà cui il singolo individuo si è trovato all’alba del nuovo millennio, ha generato una progressiva sfiducia ed un conseguente distacco verso le consolidate forme associativo/rappresentative.
Queste ultime, d’altro canto, si sono dimostrate inefficaci ed inconsistenti nel raggiungimento degli scopi per cui sono state costituite ma, sopratutto, inaffidabili nella tutela degli interessi dei singoli consociati.

***

Rappresentatività ed impegno

Senza volerci dilungare oltre nella superiore disamina, quanto sopra evidenziato deve comunque spingerci ad un radicale e sostanziale rinnovamento della funzione e della forma associativa ed in particolare, per quanto ci riguarda, con riferimento alle associazioni degli esercenti la professione legale oggi più che mai in crisi e profondamente coinvolta nei predetti mutamenti sociali.
Queste considerazioni, più volte ribadite da autorevoli esponenti del mondo forense, politico e giudiziario, purtroppo si sono rivelate vuote manifestazioni di principio e nei fatti sono state mortificate dall’assenza di una qualsivoglia iniziativa concreta volta ad un rinnovamento della categoria professionale.
Nel nostro attuale Parlamento gli avvocati sono 110: 72 alla Camera e 38 al Senato e rappresentano la seconda categoria più rappresentata (gli impiegati sono 222 in tutto tra Camera e Senato; i dirigenti sono 98: 65 alla Camera e 33 al Senato; gli imprenditori sono 86: 46 a Montecitorio e 40 a Palazzo Madama; gli atenei sono rappresentati da 64 docenti, equamente divisi tra Camera e Senato; nove in tutto i magistrati ed i paramedici; 4 gli imprenditori agricoli; non mancano i farmacisti: due alla Camera e due al Senato; quarantuno i consulenti, 25 alla Camera e 16 al Senato; 56 i funzionari di partito, 29 a Montecitorio e 27 a Palazzo Madama; 42 i medici, 27 senatori e 15 deputati; 47 gli insegnanti, 24 alla Camera e 23 al Senato- fonte: iltempo.it : il Parlamento fa il pieno di avvocati ed impiegati – articolo del 05/05/2013 – Adnkronos).

29 dicembre 1971, Giovanni Leone giura al Parlamento riunito in seduta plenaria – Questa è una fotografia scattata in Italia (o in territorio italiano) ed è ora nel pubblico dominio poiché il copyright è scaduto

A fronte di tale rappresentatività, non possiamo non stigmatizzare la circostanza per cui abbiamo assistito ad una produzione legislativa che troppo spesso si è tradotta in provvedimenti non solo incapaci di raggiungere i fini preposti, ma addirittura nocivi, norme farraginose, contraddittorie e spesso dichiarate incostituzionali.
Sul versante professionale gli scioperi degli ultimi tre anni (l’ultimo proprio nel mese di febbraio) hanno mostrato l’insofferenza della classe forense e l’inadeguatezza degli organi rappresentativi che, loro malgrado, non sono stati capaci di interpretare le mutate esigenze dei professionisti ed incidere nel quadro legislativo.
La categoria forense, non v’è dubbio, è estremamente variegata: dal praticante, all’avvocato del tutto alle dipendenze di uno studio, al piccolo avvocato che sopravvive in esperienze di provincia, al piccolo/medio studio legale, ai partner e senior counsel dei grandi studi associati.
Come poter rappresentare questo quadro umano e professionale disomogeneo anche in considerazione degli aspetti territoriali ed economici che dividono l’Italia sostanzialmente in tre macro-regioni?
Come dare voce alle nuove esigenze ed al contempo indicare la via da seguire nel tentativo di rinnovamento della professione legale?
Cosa dire ai colleghi in questo momento di incertezza, anche previdenziale, per convincerli della necessità associativa?
Infatti, al disgregamento della rappresentatività è seguito una progressiva sfiducia negli stessi organi rappresentativi.
Tale malessere è percepibile nel contesto vivo dell’esperienza dell’attività forense, laddove le progressive inefficienze del “sistema giustizia”, ormai di domino pubblico, fanno pensare al prossimo collasso del sistema giudiziario.
Come detto è necessario, oggi più che mai, effettuare un profondo e radicale ripensamento della professione e delle forme associative e rappresentative.
Ciò deve avvenire riscoprendo e ponendo nuovamente al centro delle scelte associative i valori dell’attività professionale intesa come imprescindibile attore del funzionamento della Giustizia Civile.
Ma sopratutto, a sommesso avviso dello scrivente, effettuando una profonda autocritica in merito a certe scelte nefaste, indecisioni e frammentazioni allorquando si è trattato di prendere una decisa e convinta presa di posizione innanzi a provvedimenti legislativi che non esiteremo a definire abnormi, mancanza di coesione e rappresentatività dell’intera compagine legale.

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Il cambiamento

Illustrazione tratta da “I promessi sposi” del dottor Azzecca-Garbugli – Public domain Questa immagine è nel pubblico dominio perché il relativo copyright è scaduto.

E’ necessario, dunque, cambiare.
Il cambiamento, la storia ci insegna, non è mai indolore.
Vecchie posizioni e nuove necessità non possono coesistere.
In questo momento storico di mutamenti, pertanto, l’attività di una associazione come la Camera Civile di Palermo, deve essere particolarmente coesa nel porre al centro della propria attività i seguenti obiettivi:
Giovani avvocati: credo sia necessario recuperare l’energia e l’entusiasmo della futura classe forense ponendola a stretto contatto con le realtà professionali più consolidate e favorendone l’ingresso anche alle cariche rappresentative dell’associazione. L’esperienza economica delle strat-up sta insegnando che le nuove aziende, che crescono in un tessuto imprenditoriale elevato, sviluppano delle importanti sinergie con le aziende più consolidate e radicate nel mercato. Alla stessa maniera credo che gli avvocati che si affacciano alla professione, in stretta collaborazione con l’esperienza di coloro che da più tempo la praticano, possano guidare questo cambiamento.
Comunicazione: è fondamentale veicolare l’immagine della Camera Civile quale associazione rappresentativa. Deve necessariamente essere presa una posizione chiara ed autorevole sugli innumerevoli aspetti problematici della professione e della giustizia, enucleare i più importanti ed assumere, in collaborazione con l’Unione Nazionale delle Camere Civili, una partecipata attività propositiva. Non mi riferisco solamente alle questioni inerenti le tariffe professionali, la riforma del processo civile ed unificazione dei riti, la formazione continua, l’aumento delle spese di giustizia, e via dicendo. La Camera Civile di Palermo deve necessariamente comunicare il proprio pensiero relativo alle problematiche distrettuali (l’efficienza delle cancellerie, l’ufficio notifiche, le iscrizioni a ruolo) e contestualmente essere direttamente promotrice di azioni concrete volte a migliorare l’attività professionale dei colleghi.
Servizi: inevitabilmente l’associazione deve oggi più che mai essere vicina ai propri associati fornendo loro sostegno nell’attività quotidianamente esercitata. Tale natura di servizio crea la coesione, la condivisione e la formazione del singolo e del gruppo. Per tali ragioni ritengo che non si possa prescindere dall’organizzare un completo e autorevole piano formativo. Ciò al fine di dare dignità ad un obbligo (di cui si dovrà ridiscutere la portata, ad avviso dello scrivente) che nella sostanza viene mortificato da uno spesso imbarazzante rincorrere i crediti formativi. Inoltre, si deve prevedere la possibilità di realizzare accordi con partner privati e ciò al fine di poter stipulare convenzioni su prodotti e servizi inerenti le tematiche legali, come ad esempio le società di servizi di cui alle nuove norme attuative del processo telematico. Infine, la stessa Camera Civile deve costituire dei gruppi di studio su tematiche condivise e pubblicare i propri lavori nel sito istituzionale.

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L’Attività degli organi istituzionali

I superiori impegni, crediamo, possono contribuire a dare dignità alla nostra scelta professionale che inevitabilmente, come tutte le professioni, implica una scelta di vita.
La Camera Civile di Palermo ha in prima persona vissuto la crisi che ha coinvolto l’intera classe professionale vivendo un momento di importante riflessione sul futuro della categoria.
In questo senso, sono state attivate collaborazioni con le esperienze associazionistiche non direttamente attinenti la professione legale e su tematiche di forte rilevanza sociale.
La Camera Civile di Palermo si è fatta partner e promotore di due convegni sulla figura della donna e la sua partecipazione attiva nella società, analizzando e ponendo in luce gli aspetti più problematici e delicati che troppo spesso sono stati tragici oggetti dei fatti di cronaca.
I Clubs Lions di Palermo, ai quali si sono uniti la Camera Civile di Palermo, l’Associazione Mogli Medici Italiani e con il patrocinio del Comando Regione Militare Sud, hanno organizzato il 20 aprile 2013 il convegno sul tema “Rompere il silenzio: la violenza sulle donne e sui minori fra prevenzione e ascolto” .
I relatori del convegno sono stati:
Dr.ssa Angela Ruvolo (Psicologa – psicoterapeuta): Il consulente e la vittima dell’abuso sessuale. Tu che mi guardi e mi ascolti, tu che mi guardi e mi racconti.
Dr.ssa Alessia Sinatra (Sostituto procuratore della Repubblica): La vittima e il trauma: gli aspetti riparatori del percorso giudiziario.
Dr.ssa Daniela Miceli (Docente specializzato scuola primaria): L’intervento educativo, scuola, famiglia, territorio.
Dr.ssa Maria Concetta Sole (Presidente del Tribunale per i Minorenni di Palermo): La protezione del minore fra prevenzione ed intervento.
Dr. Maurizio Gentile (Psicologo referente per l’area delle disabilità e la dispersione Scolastia dell’Ufficio Scolastico regionale): La violenza sulle fasce deboli fra scuola e territorio.
Avv. Francesco Greco (Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palermo): Il ruolo del difensore e confini del segreto professionale.
Prof. Avv. Gianfranco Amenta (Titolare di Cattedra Istituzioni di diritto privato Università di Palermo): Il ruolo dell’Avvocato e la funzione dei Lions.
Nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha commentato quella che è una delle piaghe delle società contemporanee: “Più del 70% delle donne nel mondo ha subito violenza almeno una volta nella vita”, si è tenuta il 26 novembre la conferenza: “La violenza sulla donna. Non basta dire basta”.
Questo il programma:
Bruno Calandrino, Presidente Associazione Ex Alunni Gonzaga – CEI;
Modera:
Maria Teresa Maligno, Sostituito Procuratore della Repubblica di Palermo;
Intervengono:
Alessia Sinatra, Sostituito Procuratore della Repubblica di Palermo;
Rosaria Maida, Dirigente Squadra Mobile di Palermo;
Angela Ruvolo, Psicologa giuridica consulente per l’autorità Giudiziaria;
Vittoria Messina, Psicologa Presidente Associazione “Le Onde“;
Antonella Bona, Avvocato.

Celerità e Giustizia nel Processo Civile? Effetti delle recenti riforme processuali sulla professione forense – 22 novembre 2013 l’Aula Magna della Corte di Appello di Palermo.

A chiusura d’anno è stato organizzato un convegno volto proprio a fare il punto della situazione in ordine alle superiori accennate problematiche della Giustizia Civile.
Il 22 novembre 2013 presso l’Aula Magna della Corte di Appello di Palermo è stato tenuto l’incontro studio sul tema: Celerità e Giustizia nel Processo Civile? Effetti delle recenti riforme processuali sulla professione forense.
Questo il programma:
Introduce:
Avv. Pietro Manzella (Presidente Camera Civile di Palermo)
Saluti: Dr. Vincenzo Oliveri (Presidente della Corte di Appello di Palermo) Avv. Francesco Greco (Presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Palermo)
Moderatore: Dr. Riccardo Arena (Presidente Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti di Palermo)
Relatori:
Prof. Avv. Girolamo Monteleone (Professore di Diritto Processuale Civile -Università degli studi di Palermo): Le riforme del processo civile: due codici a confronto
Prof. Augusto Chizzini (Professore di Diritto Processuale Civile – Università cattolica del sacro cuore di milano): Le riforme del processo civile dal 1990 ad oggi
Dr. Matteo Frasca (Presidente della Corte di Appello di PAlermo – Sez. Lavoro): Il C.D. “filtro in appello”
Interventi Programmati:
Dott.ssa Viviana Battaglia (Ricercatrice confermata facoltà di giurisprudenza dell’Università degli studi di Palermo): Mito e realtà della litigiosità degli italiani: la statistica giudiziaria
Avv. Federico Russo (Ricercatore facoltà di giurisprudenza dell’Università degli studi di Palermo): Ultime novità e nuovi problemi in tema di mediazione preventiva

***

Conclusioni

L’attività di rinnovamento non può certamente essere affidato a poche forze, ma necessita di una compagine coesa e collaborativa dove, lo ripetiamo ancora una volta, è fondamentale chiedere l’ausilio dei più giovani entusiasmi della nostra categoria professionale.
E’ su questi temi che il consiglio direttivo della Camera civile di Palermo, nei prossimi incontri, dovrà dare una chiara ed autorevole indicazione.
Con questo spirito concludo la presente relazione volendo ricordare, come sprone, l’adagio di un, non eccezionale, ma a mio avviso significativo film:
Dovete guardare il compagno che vi sta accanto, guardarlo negli occhi, io scommetto che vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi, che vi troverete un uomo che si sacrificherà volentieri (…) Perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente” (Any Given Sunday – Oliver Stone – 1999).
Avv. Gerlando Gibilaro
Segretario della Camera Civile di Palermo

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Informazioni su Avv. Gerlando Gibilaro

Avvocato - esercita presso la Corte di Appello di Palermo
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